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Quanti aggettivi può avere un cetriolo? Tanti, se è un cetriolo “speciale”. Quello lungo a marchio Coop è dolce e senza semi, con la buccia sottile, ha un sapore delicato e digeribile. Ma soprattutto è senza nichel, per essere gustato anche da chi è allergico a questa sostanza, naturalmente presente nell’ambiente e in molti alimenti. Un piccolo prodigio reso possibile da un progetto che unisce alta tecnologia, attenzione all’ambiente e i principi dell’economia circolare. «La terra contiene grandi quantità di nichel e lo trasmette alle piante attraverso i nutrienti, ma i nostri cetrioli crescono fuori dal suolo, con il metodo di coltivazione idroponico, ecco perché è assente. Per nutrire le piante utilizziamo acqua pura e soluzioni nutritive certificate senza metalli pesanti, e a fine processo verifichiamo che la sostanza non sia presente», racconta Davide D’Ignoto, responsabile commerciale Italia di Fri-El Green House, azienda nata nel Ferrarese circa 11 anni fa. La storia di questa compagnia, d’altra parte è tutta impregnata di valori come naturalità e sostenibilità. «Il gruppo Fri-El è uno dei principali produttori italiani di energia elettrica da fonti rinnovabili, ed è da lì che è nata l’intuizione di coltivare ortaggi in serra. A un certo punto del loro percorso, i fondatori si sono chiesti cosa potessero fare per evitare di disperdere tutto il calore generato dalle centrali a biogas. Ed ecco il risultato».
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Come siete arrivati al cetriolo senza nichel?
L’azienda ha iniziato con la coltivazione del pomodoro in serra, nel 2017, frutto di cui noi italiani siamo grandissimi consumatori. Le colture sono cresciute fino a contare più di 31 ettari di superficie. Due anni e mezzo fa si è passati al cetriolo, che inizialmente era richiesto soprattutto all’estero, in Nord Europa. È stata selezionata la varietà, e ne è stata scelta una molto comune in Olanda, che ha frutto lungo, buccia sottile e sapore dolce e delicato.
Com’è nata l’idea della certificazione?
Sin dalla nascita i nostri cetrioli, così come le diverse varietà di pomodori coltivate in azienda, hanno avuto la caratteristica di essere nichel free, ma in un primo momento non avevamo pensato a valorizzare questo elemento. È stata Coop, che è uno dei nostri principali clienti ed è da sempre molto sensibile ai bisogni dei consumatori, a suggerirci di lavorare insieme per certificare i nostri cetrioli come nichel free. Era un modo per renderli “accessibili” e sicuri anche per chi è allergico a questo metallo. Abbiamo accettato di buon grado questa proposta, e dallo scorso gennaio abbiamo immesso sul mercato i nostri cetrioli con il marchio Origine Coop e il “bollino” nichel free, frutto della certificazione di un ente indipendente.
Com’è stata la risposta dei consumatori?
Ottima. Lo comprano, lo apprezzano, perché è un prodotto di qualità, ed è buonissimo.
Cos’è che lo rende così speciale, al di là del marchio “nichel free”?
Il nostro cetriolo, non cresce nel terreno, ma in serra con tecnica idroponica. Viene coltivato in strati di lana di roccia, un materiale che garantisce condizioni di crescita ottimali, con la giusta umidità e areazione, e lo irrighiamo con soluzioni di acqua e micronutrienti, alla giusta illuminazione: nulla è casuale. Come ho detto, è stata scelta una varietà già dolce, ma il fatto di essere coltivato con queste attenzioni lo rende particolarmente buono e digeribile. A questo si aggiunge un metodo di confezionamento ad alta tecnologia, che garantisce all’ortaggio una vita più lunga. I cetrioli passano dalla serra al negozio in pochissimo tempo, e restano freschi nei frigoriferi di casa per giorni.
Dite anche che è sostenibile, perché?
Perché l’attenzione a questo aspetto è a 360 gradi. Abbiamo ridotto al minimo l’uso di pesticidi e diserbanti, adottando il sistema della lotta integrata: significa che per combattere gli insetti infestanti usiamo altri insetti che si nutrono di quelle specie. Inoltre, grazie a due sistemi di recupero dell’acqua, abbiamo un risparmio idrico medio del 70%. Parte dell’acqua che usiamo proviene da un grande bacino di acqua piovana, che purifichiamo e rendiamo idonea alle coltivazioni, e anche nelle serre c’è un sistema di irrigazione delle piantine intelligente. L’acqua in eccesso confluisce in canaline che veicolano poi i residui in una cisterna, per essere utilizzati nuovamente.
Che ne è degli impianti di produzione di energie rinnovabili?
Forniscono energia per le nostre coltivazioni. Il sistema di illuminazione viene alimentato dall’energia elettrica prodotta da due grandi impianti fotovoltaici, uno su acqua e uno su suolo, mentre buona parte del calore proviene dall’acqua prodotta dalla centrale idroelettrica e dall’impianto di biogas originario. Quest’ultimo si nutre dei sottoprodotti di origine agricola che, al termine del loro ciclo di impiego, vengono trasformati in concimi per il settore agricolo. Un sistema circolare al 100%.
Un cetriolo davvero “green”, allora, da tutti i punti di vista?
Esatto, ora il nostro obiettivo è arrivare a essere per il 100% autosufficienti dal punto di vista energetico. Per raggiungere questo traguardo stiamo lavorando a un progetto che ci permetterà di produrre energia geotermica con cui riscaldare la quasi totalità dei 31 ettari di serre.
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